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Archive for novembre 2010

Quante volte invochiamo la giustizia come bene necessario

uno strumento essenziale per regolare il vivere civile.

La  consideriamo un risarcimento, un disincentivo,

un elemento dello stato, un aiuto al debole.

La giustizia però viene anche vista come punizione.

La punizione (cioè lo strumento della vendetta) diventa per noi

l’elemento fondamentale della civiltà.

Io invece credo che la punizione sia l’elemento fondamentale della inciviltà.

Cioè sia esattamente ciò che fin qui ha limitato lo sviluppo della

civiltà umana, ha frenato e incattivito le comunità.

Voi non credete che sia così?

Tutte le volte che viene intervistato chi ha subìto un grave torto

e gli viene chiesto cosa chiede ai tribunali, costui risponde “giustizia”

ma sulla faccia si legge “vendetta”.

E’ umano e comprensibile, ma va chiamata col suo nome.

La giustizia di Dio è tutt’altra cosa.

Questa si manifesta per mezzo della fede in Cristo .(cfr Rm 3,21-22).

Giustizia: “dare cuique suum”

che nel linguaggio comune implica “dare a ciascuno il suo,

secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo.

In realtà, però, tale classica definizione non precisa in che cosa

consista quel “suo” da assicurare a ciascuno.

Ciò di cui l’uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge.

Per godere di un’esistenza in pienezza, gli è necessario

qualcosa di più intimo che può essergli accordato solo gratuitamente:

potremmo dire che l’uomo vive di quell’amore che solo Dio può

comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza.

Sono certamente utili e necessari i beni materiali –

del resto Gesù stesso si è preoccupato di guarire i malati,

di sfamare le folle che lo seguivano e di certo condanna l’indifferenza

che anche oggi costringe centinaia di milioni di essere umani alla morte

per mancanza di cibo, di acqua e di medicine -, ma la giustizia “distributiva”

non rende all’essere umano tutto il “suo” che gli è dovuto.

Come e più del pane, egli ha infatti bisogno di Dio.

Nota sant’Agostino: se “la giustizia è la virtù

che distribuisce a ciascuno il suo…

non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al vero Dio”

(De civitate Dei, XIX, 21).

Nel cuore della saggezza di Israele troviamo un legame

profondo tra fede nel Dio che “solleva dalla polvere il debole”

(Sal 113,7) e giustizia verso il prossimo.

La parola stessa con cui in ebraico si indica la virtù della giustizia,

sedaqah, ben lo esprime. Sedaqah infatti significa, da una parte,

accettazione piena della volontà del Dio di Israele;

dall’altra, equità nei confronti del prossimo (cfr Es 20,12-17),

in modo speciale del povero, del forestiero,

dell’orfano e della vedova.

Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell’illusione

di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura,

che è l’origine stessa dell’ingiustizia.

Occorre, in altre parole, un “esodo” più profondo

di quello che Dio ha operato con Mosè,

una liberazione del cuore, che la sola parola

della Legge è impotente a realizzare.

Ci sarà dunque per l’uomo speranza di giustizia?

Proprio forte di questa necessità il cristiano è spinto a contribuire

a formare società giuste, dove tutti ricevono

il necessario per vivere secondo

la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore.



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La Chiesa si accinge a celebrare la Solennità di Cristo Re dell’Universo, una festa molto bella, sentita e cara ai cattolici tutti. Ne parliamo con Monsignor Alfeo Ducoli, Arcivescovo Emerito di Belluno – Feltre. Eccellenza, che cosa vuole dire questa festa per la chiesa cattolica?  “il senso mi pare davvero molto chiaro. Alla fine dell’anno liturgico e prima che inizi quello nuovo, rendiamo grazie a Cristo, colui che ha fatto cielo e terra, dominatore pacifico e mansueto del mondo, colui che regola le cose con amore e armonia senza bisogno di violenza, ma con la sola forza della misericordia. Se ci ricordassimo maggiormente di questo re, le cose andrebbero meglio per tutti noi, ma a questo re non sempre diamo ascolto e peggio, ancora obbedienza. Ascoltiamo i politici, poniamo i presidenti di ogni genere e tipo sul piedistallo, ma questo re ci é molte volte indifferente, lontano da noi e della storia”. Infatti celebriamo questa festa in un …. momento storico nel quale la idea di regalità é in declino a livello politico: “vero. I re terreni passano, ma Cristo re rimane e verrà ancora nella gloria, ecco la differenza tra il suo Regno e il nostro, tra quello che Lui governa e le miserie umane. Cristo non é venuto a fare la rivoluzione rispetto ai regimi terreni, ma a porre la sua regola che é regola di amore, di tolleranza, di rispetto. Questo, tanti re e presidenti nostrani non lo capiscono. Il concetto di Cristo re non a caso, si affermò sotto il pontificato di Pio XI quando forte era il richiamo e la necessità di un re e della regalità. Probabilmente oggi sarebbe diverso”. Esiste la tendenza a dimenticare o ignorare questo re?  “certo che esiste ed é anche forte. Molti sono indifferenti alla chiamata del re, non ubbidiscono, disattendono le disposizioni del re , eppure la sua regola é facile, impone qualche sacrificio, ma ci da la salvezza e la vita eterna. Chi al contrario disattende il re si dirige verso l’abisso del male”. Il re del Mondo avrà anche dei… ministri: “sicuro. Il Papa é Vicario in terra del re, i Vescovi successori dei suoi ministri, gli Apostoli ed operano in comunione con lui, ma anche sotto la sua obbedienza. Ecco perché un buon fedele deve portare rispetto al Papa, ma anche ai vescovi che sono sempre portatori di valori etici e di fedeltà al Magistero. I Vescovi meritano attenzione e amore”.

Bruno Volpe

Dominus Vobiscum


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