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Archive for aprile 2011

La santità è il dono che Dio fà ai suoi figli, ma è l’uomo che deve accoglierla.

Certamente questo Papa è stato vicino alla gente distribuendo

carezze, affetto, sorrisi,

ha accolto la sofferenza come la sua fedele compagna di viaggio,

e fino alla morte ha esercitato eroicamente il suo pontificato.

La sua Beatificazione è giusta perchè è stato un grande Papa,

ma la pubblicità e il frastuono intorno a questo evento è eccessivo.

Il cristiano è colui che deve diventare Santo, senza se.. e senza ma..,

il Salmo  92 recita :

“la santità si addice alla tua casa per la durata dei  giorni Signore”

nessuno può avvicinarsi alla Maestà di Dio se non è santificato.

Un Papa è già Santo, nel momento in cui accoglie il mandato

quale Pastore della Chiesa, guidando il  gregge di Dio

e la sua vita deve essere necessariamente  vissuta nell’imitazione

del Vangelo, altrimenti vano è il mandato di Cristo.

Il Papa già in vita viene chiamato Santità, quindi tutto

questo stupore e questo clamore sono impropri

specialmente se vengono confermate, come in questo caso,

le virtù eroiche vissute dal Pontefice,

indispensabili e  necessarie per la santificazione di ognuno,

figurarsi per il Pastore della Chiesa di Roma.

Oggi Giovanni Paolo II sarà proclamato Beato, ma lo era anche quando

stava con noi, con l’unica differenza che vivendo la  fedeltà sino alla fine

si è confermato nella Santità per aver portato a compimento il disegno di Dio.

Dominus Vobiscum




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Signore, fra poco caleranno il tuo corpo straziato dalla Croce

per porlo dentro un sepolcro.

Sono poche persone caritatevoli a compiere questo gesto di umanità e di pietà,

le stesse che hanno assistito  alla tua lenta agonia, che ti hanno visto morire,

che credono non ci sia altro da fare.

Eppure quelle persone che ti conducono via e ti depongono nel sepolcro,

come un seme che viene nascosto nella terra, sono le stesse che tra pochi

giorni saranno testimoni della tua Risurrezione.

Si, Signore, tutto deve ancora cominciare!

Come il seme deposto nella terra muore per dare vita al frutto,

anche tu doni agli uomini i frutti della tua Pasqua;

morendo hai distrutto i nostri peccati,

risorgendo hai distrutto per sempre la morte.

Meditare il mistero della tua Passione senza tenere conto della Risurrezione

può apparire riduttivo, può renderci privi di speranza;

invece tu ci inviti apensare che dopo la morte c’è la Risurrezione,

dopo ogni sofferenza c’è la gioia, dopo il pianto la consolazione.

Grazie Signore per l’Amore che ci hai dato!



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Dio restituisce pari dignità alla donna.

La donna capace di amare profondamente accoglie  l’annuncio

di Dio nella propria vita e lo custodisce con  cura.

Alcune donne di Gerusalemme accorsero a vedere e scorgendo la triste 

scena piansero. Gesù le guardò e le confortò. Una di loro mossa a compassione

si tolse il velo e con inaudito coraggio si avvicinò a Gesù per asciugargli 

il volto coperto di sudore e sangue.

Agonia e morte di Gesù.

C’erano anche la molte donne  che stavano ad osservare

da lontano, esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.

Tra costoro Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe 

e la madre dei figli di Zebedeo.

Ecco tua Madre

Stavano presso la croce  di Gesù sua Madre, la sorella di sua madre, 

Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù  allora vedendo la Madre

li accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: 

” Donna ecco il tuo figlio”- poi disse al discepolo : “ecco la tua madre”.

« Gesù si pose in forte rottura con le usanze palestinesi dell’epoca: la legge ebraica, nell’interpretazione dei farisei, dava ben poco spazio alle donne» osserva Remo Cacitti, docente di storia del cristianesimo antico all’Università di Milano. «Si pensi alle norme sulla purezza, che impedivano qualsiasi contatto durante il ciclo mestruale. Le donne non mangiavano con gli uomini. Non partecipavano alle discussioni in pubblico, non potevano uscire, se non per lavorare nei campi o per prendere l’acqua; dovevano portare il velo. Non potevano testimoniare ai processi e potevano essere ripudiate anche per futili motivi».

Gesù proponeva, invece del digiuno, un pasto comunitario (che poi diventerà la santa messa), e tra i discepoli le donne dividevano la mensa con gli uomini. Erano, insomma, diventate soggetti del rito religioso, non più vissuto per concessione dell’uomo o attraverso di lui. «Fra i discepoli» conferma Cacitti «vi erano anche molte donne (Maria di Magdala, cioè la Maddalena, Giovanna, moglie di Cusa, Susanna e tante altre, citate per esempio nel Vangelo di Luca 8,2-3). Fatto davvero importante, quasi tutti i Vangeli canonici concordano nel dire che, una volta risorto, Gesù apparve per primo alle discepole». In due ricostruzioni apparve a Maria di Magdala (Marco 16,9 e Giovanni 20,14-18) e in un’altra (Matteo 28,9) anche a Maria di Cleofa.

 «Sono le donne che avvertono i discepoli maschi del grande evento: sono loro insomma le prime inviate di Gesù per l’annuncio della sua resurrezione»  L’analisi dei Vangeli consente di scoprire, attraverso le concordanze fra i diversi autori, i punti di rottura con la tradizione patriarcale dovuta all’emancipazione femminile sostenuta da Gesù. 


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Mi sono sempre chiesta cosa ci fosse di tanto divertente in una partita di boxe.

Tutti quei colpi sferrati senza motivo contro l’avversario

e la crudeltà con la quale si vivela gara, mi hanno convinto

che in fondo all’animo umano c’è molto torbido che emerge

prepotentemente dal fondo dell’essere e che prima o

poi viene sempre a galla nella vita di ognuno.

Il godimento a mettere KO l’altro nasconde un desiderio di crudeltà

che molti non riescono a nascondere e che non trattengono ,

attraverso quei violenti colpi dati senza motivo

finalizzati allo  scopo di colpire per uccidere,

diffondendo così la violenza e la mancanza di

fratellanza.

Sento di molti che dicono di godere nel vedere il sangue umano

specie quando il dolore dell’altro diventa motivo di rivincita

per coloro che si nutrono del male finalizzato a

cercare soddisfazione nel bisogno di vendetta.

Anche il mobbing può essere messo sullo stesso piano poiché

segue  la stessa regola di crudeltà.

Si può uccidere  l’altro anche senza armi

con la sola forza della mente perversa

e malata che instilla odio, veleno mortale,

per annientare e sopprimere chi  è nel bene.

Gesù fu il primo di tutti coloro che sono

stati vittime di violenze, torture e ingiustizie.

Anche allora come ora si organizzavano spettacoli al sangue,

per far divertire le folle con quella dose di violenza

con la quale ogni belva si poteva identificare.

Una folla rissosa e schiamazzante urla per vedere il sangue,

si chiede di colpire sempre

più ferocemente la vittima designata e come nell’arena

si incoraggia il più forte a

infierire su chi non può difendersi più .

La vittima riceve molti colpi mortali e cerca

di trovare il riparo da tutta quella rabbia

in un angolo della gabbia, il ring,

ma è proprio quell’angolo che la renderà più

vulnerabile ed esposta alla violenza del suo carnefice,

quell’angolo che la condurrà alla morte per  mano

del suo avversario a causa di lesioni

interne inflitte ad ogni organo del proprio corpo.”

Colpi ripetuti alla testa, al fegato, al cuore ai reni,

alle mandibole,sferrati via via con

maggior violenza perché già preannunciatori

della gloria della vittoria del male, che uccide.

Quell’angolo del ring, dove si consuma il delitto

il più feroce, acclamato da una

folla che osanna l’assassino, al quale  implora  ” uccidi, uccidi”.

Dov’è l’uomo in tutta questa crudeltà?

Dove si nasconde l’umanità  che ci distingue dalle bestie?

Perché non viene accolto il dono che Dio ha fatto alle Sue creature?

L’Amore! Bello e raro, puro ed eterno.

Sono fiere e non uomini coloro che si prestano ad alimentare il male,

assecondandolo, partecipandovi, vivendolo anche solo da spettatori,

lo stesso male che consente però

di far trionfare il bene nella misura in cui viene a lui  sottomesso.

Dio aiuti i suoi figli, vittime della violenza del maligno.

Dio venga presto in nostro aiuto!




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