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Archive for agosto 2011

 

Un professore universitario di sociologia del lavoro dell’università “la Sapienza,

ci offre lo spunto per difendersi da un capo cattivo.

” Se il capo è un cretino non c’è niente da fare, ma ci si può difendere con l’ironia “

non risolve nulla ma perlomeno diverte.

Il capo -spiega- non è eletto dal basso come in una democrazia,

ma è nominato dall’alto come in una dittatura e bisogna tenerselo.

Quando questi è stupido crea collaboratori immotivati a discapito della

stessa Azienda, costituendo enormi svantaggi in ambito di produttività

ed economia. E’ un colpo di fortuna trovare un capo intelligente,

che sà armonizzare con i vari ruoli e gli stessi collaboratori,

è affidabile e non ha bisogno di controllori , però un “capo” ben formato e

intelligente costa di più specialmente quando si inventa le motivazioni per

dare ad ognuno il giusto valore.

Lo stato è un’Azienda sprecona e perdente, spesso si avvale di

persone ottuse e arroganti i così detti <ciucci e presuntuosi>

per questo non ci resta che ironizzare sulla incapacità di certi “cialtroni”

dai quali, neppure Brunetta e riuscito a liberarci.

                          

 

 

 

 

 

 

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LA GIOVINEZZA

 

Alessandro D’Avenia, autore di un romanzo bellissimo, “Bianca come il latte, rossa come il sangue” (Mondadori), che è il vero caso editoriale di questi anni, ama appunto raccontare gli adolescenti, i quali saranno al centro pure del suo prossimo romanzo, “Cose che nessuno sa”, in uscita a novembre: “quella è l’età nella quale le cose sono nude, senza sfumature. Dunque è una straordinaria lente di ingrandimento di ciò che veramente interessa a uomini e donne: la scoperta di sé come corpo e come anima”.

Aggiunge: “ogni stagione della vita è un po’ come la nascita: in ogni stagione veniamo un po’ alla luce e ci facciamo un pianto. Ma mentre il primo pianto, quello della nascita, passa con l’abbraccio della madre, quando si diventa adolescenti si viene alla luce con un dolore ancor più vivo a lenire e confortare il quale non bastano più la mamma e il babbo”.

“Da lo Straniero di A. Socci”.

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