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Archive for agosto 2013

Image  Volevo ringraziare tutti coloro che mi hanno pensato durante le vacanze estive, facendomi telefonate anonime. Il telefono squillava e dall’altra parte non rispondeva nessuno, questo per cinque ma anche sei volte al giorno, ogni giorno. Negli ultimi anni mi sono chiesta  spesso come possano non stancarsi coloro che operano continuamente il male, sempre tesi a voler rendere amara e difficile la vita degli altri. E che senso ha fare il male? Personalmente ho scelto di seguire il bene e quindi mi rimane difficile pensare che il male possa rendere felici, tuttavia coloro che appartengono ” al maligno” si sentono gratificati e realizzati nel procurare fastidi al prossimo. Nonostante tutto però sono diventata ancora più forte nella pazienza e nel perdono, quindi ancora una volta devo ringraziare coloro che con tanta perseveranza continuano ad alimentare il loro odio e rancore verso di me. L’amore è ciò che resta per l’eternità, il fine ultimo alla realizzazione dell’uomo, tutto il resto scomparirà e sarà bruciato nel fuoco divorante dell’inferno! Meditate amici, meditate finchè siete ancora in tempo!

Image  FAI PACE CON TE STESSO!!!

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VACANZE E PACE

ImageGuardare la bellezza del creato, guardare  gli occhi dei bambini, puri, semplici, sinceri,accogliere l’amore che nasce spontaneo dal cuore e dimenticare per un pò chi vuole la guerra ad ogni costo! Con questo spirito voglio vivere le vacanze estive, sentendomi amata e considerata importante da chi conosce il mio cuore! Buone vacanze a tutti, anche a chi non sa godersi la vera pace!

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DOLCE FAR NIENTE

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Sembra di  essere comodamente rilassati, nel dolce far niente in un ambiente apparentemente tranquillo ed innocuo, mentre invece è una gabbia che ti inghiotte e ti uccide giorno dopo giorno. Questo è il clima di chi viene torturato con la dinamica del mobbing. Sembriamo degli incapaci, inetti ed asociali, mentre invece siamo svuotati di ogni mansione, perché noi non esistiamo! Cosa volete ottenere con questo orrendo atteggiamento persecutorio? Fatemi capire perché in una società sviluppata come la nostra ci deve essere discriminazione ed un clima di guerra continua, all’interno dei luoghi di lavoro?  Non vi basta vedere i tanti focolai di guerra che sono accesi nel mondo? Cercate la pace, la giustizia e l’amore, solo questo vi potrà rendere felici!

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LE FERITE INTERIORI

ImageLA TORTURA PSICOLOGICA DEL MOBBING

Una cappa di silenzio è calata sulla tematica del mobbing: è da tempo, ormai,  che tutto tace.  Qualche anno fa pareva che, finalmente, i riflettori dei mass-media si stessero accendendo su questo fenomeno criminale: qualche trasmissione televisiva, ogni tanto, ne parlava, nelle sale cinematografiche usciva il film della Comencini. Mi piace lavorare (mobbing), su internet erano nati diversi siti che raccoglievano testimonianze di vittime, diffondendo, al contempo, gli sviluppi legislativi sull’argomento. Improvvisamente questi siti o  sono  stati oscurati o non sono stati più aggiornati, lasciando nella più assoluta mancanza di informazioni le numerose vittime di mobbing .assetate. di giustizia. Ultimamente la tematica si sta riproponendo su face-book senza aggiungere, tuttavia, nulla a ciò che i conoscitori del fenomeno già sapevano. Sete di giustizia è l’espressione più appropriata per esprimere lo stato d’animo di chi è vittima di questo crimine, poiché quando si parla di mobbing, si discute di tortura psicologica con pesanti conseguenze sull’esistenza di un individuo. Umiliazioni e con varie altre forme subdole di prevaricazione prolungate nel tempo. Si cerca di ottenere lo stesso risultato di un assassinio, in maniera più .pulita. e gli  assassini ritengono di non potere essere etichettati come tali, solo perché non hanno lasciato tracce di sangue sull’aggredito. Le ferite inferte, tramite la tortura subita, sono ben celate all’interno della persona!!! Qualunque forma di tortura è una violazione dei diritti umani vietata dalle leggi, ma non impedita. Si tortura per estorcere confessioni, punire reati o presunti colpevoli di reati, imporre disciplina o supremazia psicologica, seminare il terrore. La tortura è, dal punto di vista chi la usa, un metodo estremamente efficace: anche quando non uccide, incute paura e annichilisce. Il suo obiettivo ultimo non è la morte della vittima ma il suo annientamento come essere umano,  l’annullamento della sua personalità, dignità, individualità. Non a caso, le conseguenze psicologiche e sociali della tortura sono ben più profonde e difficili da cancellare di quelle fisiche. La tortura, sia fisica che psicologica, esiste perché fa parte di un vero e proprio .sistema., fatto di azioni (l’ordine tacito o esplicito di torturare, la  formazione. del torturatore, l’atto della tortura) e di omissioni (la negazione delle responsabilità, le mancate indagini, l’assenza di punizioni) e reso possibile da una parola-chiave: impunità, ovvero quel meccanismo per cui i responsabili della tortura non vengono puniti e le vittime della tortura non ottengono giustizia. Quando si parla di tortura si pensa in genere a quella fisica e riesce difficile capire la tortura psicologica.  Chi ha letto il libro .Se questo è un uomo di Primo Levi, trova un eccellente descrizione del tipo di ferite interiori. inferte a chi è sottoposto a questo tipo di tortura, che presuppone, in chi la attua,  il mancato riconoscimento dell’altrui dignità di essere umano e scrivo questo con la consapevolezza che tale concetto potrà essere compreso solo da chi ha vissuto le stesse sensazioni, sia pure in altri contesti. A torture psicologiche sono stati sottoposti gli ebrei, i negri, i dissidenti nei regimi dittatoriali e tutti quegli individui che vengono discriminati dalla classe di potere dominante o dal gruppo sociale di appartenenza. A tortura psicologica (mobbing) sono sottoposti i dipendenti .scomodi. nelle aziende, tramite un massacro quotidiano perpetrato sotto gli occhi dei colleghi, che vedono e tacciono per connivenza o per vigliaccheria. Chi tace, si rende complice col suo silenzio, al perpetuarsi di questo crimine, ritenendo erroneamente. di non poter  diventarne vittima lui stesso o i propri figli!!! Quando verrà rotto il muro di silenzio con cui si nasconde il crimine del mobbing? E chi sentirà il dovere morale di fare qualcosa? 

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ImageIl mobbing è un assassinio che non lascia né cadaveri né armi. Quando si uccide qualcuno, il morto diventa la prova di un reato sul quale gli organi competenti dovranno indagare per scoprirne i responsabili. Quando una persona è mobbizzata, è torturata psicologicamente, la si uccide, la si ammazza, la si trucida senza sporcarsi le mani di sangue.

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moblibroLo psichiatra Dott. Paolo Pappone dice: ‘E’ una forma di tortura. Il più colpito è lo stacanovista” “Il mobbing è un disturbo di relazione, non una malattia psichiatrica, ma le conseguenze producono gravi sofferenze psichiche che possono sfociare in una malattia vera e propria”, spiega il professor Claudio Petrella, psichiatra e psicoterapeuta, direttore dell’Unità Operativa di Salute Mentale di San Ferdinando Chiaia e Posillipo della Asl Napoli 1. Proprio a Napoli la psichiatria pubblica offre, per la prima volta in Italia, un programma di assistenza mirato e specifico antimobbing. Secondo quanto sostenuto da Leymann, gli affetti da mobbing presentano “un disturbo post-traumatico da stress”, definito nella classificazione del DSM IV come una patologia psichiatrica di tipo cronico derivante dall’esposizione ad una minaccia fisica molto intensa. La definizione è nata negli anni ’70 in America per descrivere la patologia dei reduci dalla guerra in Vietnam. Tra i sintomi che presenta una vittima di mobbing, ricordo quelli tipici dello stress cronico, come ipertensione, colite, ulcera, dolori muscolari, ma anche l’impossibilità di godere di esperienze di vita normali, dalla sfera sessuale a quella della vita sociale. Per affrontare questo complesso fenomeno, è indispensabile intervenire mediante un approccio integrato che comprenda un intervento psicoterapeutico, una mediazione sociale, un’ eventuale terapia farmacologica nei casi più gravi, ed il collegamento con le metodologie del self help. “Pur cambiando il nome a seconda degli orientamenti degli psichiatri – spiega il dottor Paolo Pappone, psichiatra, referente dell’ambulatorio specializzato di psicopatologia del lavoro – la definizione di Leymann sembra essere accettata, anche perché la patologia tende ad essere cronica, a manifestarsi cioè oltre il periodo di esposizione allo stimolo. Per questo, “il fenomeno più simile al mobbing è la tortura. Anche la vittima di mobbing si trova in una situazione da cui non può uscire, è lesa nei suoi diritti, non si può ribellare, viene intrappolata in un sistema sottile di ricatto e di aggressività fino al punto da essere esclusa dal gruppo, perdere la libertà di lavoratore, la posizione nell’azienda, fino ad essere costretta ad andarsene”. E anche se il mobbing sembra non dipendere dalla struttura della personalità della vittima ma da stimoli esterni, esistono tuttavia alcune categorie “a rischio”. Il più colpito, infatti, è il cosiddetto “buon lavoratore”, lo stacanovista che, “ha l’espressione sul lavoro come parte importante della sua identità e del suo essere sociale, e proprio per questo è più vulnerabile”. “Il paziente vittima del mobbing è una persona sospettosa, in una condizione di allarme continuo. Non riesce più a staccarsi col pensiero dalla sua situazione, e questo gli impedisce di trovare piacere nelle cose: non ha voglia di vedersi con le persone, in casa parla soltanto del suo problema lavorativo. La conseguenza secondaria è una situazione di isolamento sociale e di doppio mobbing (così definita da Herald Ege): in famiglia e nelle relazioni sociali vive un isolamento speculare e parallelo a quello che vive sul mondo del lavoro”. Può anche accadere che una persona sottoposta a mobbing per periodi molto lunghi – otto/dieci anni – sovrastimi l’atteggiamento degli altri nei suoi confronti e scivoli lentamente verso la paranoia. “Anche se la psichiatria discute se sia possibile o meno modificare stabilmente la personalità di un soggetto in conseguenza di eventi di vita, c’è un filone di studi che sostiene che in casi di lunga esposizione a mobbing si possono sviluppare comportamenti stabilmente alterati, che danno luogo ad una vera e propria alterazione della personalità”. Molte persone che si rivolgono all’ambulatorio sembrano non rendersi conto di essere mobbizzate, “non sono coscienti del reale meccanismo interpersonale che si è creato e sono vittime di un errore di valutazione che porta ad una attribuzione di colpa, si sentono in qualche modo responsabili di quello che accade, anche se non lo sono”. Di tutte le tipologie di mobbing, quello meno pericoloso è il mobbing verticale discendente, attivato da un superiore che tormenta un subalterno o gruppo di subalterni, e che spesso ha una finalità strategica: “È il meno grave perché si può interpretare e dargli una spiegazione. Il mobbing verticale non strategico e orizzontale non strategico, invece, possono essere una vera e propria patologia, con un persecutore che per una sua modalità caratteriale, per una sua vena sadica mette un’altra persona o gruppo di persone in condizione di doversene andare. Questo è il mobbing più grave perché non si riescono a dare spiegazioni, molto spesso viene svolto da una personalità disturbata ed è più difficile da riconoscere. Così, il nostro principale lavoro di prevenzione del danno è di mettere la persona in condizione di valutare esattamente quello che accade”. D’altro canto, però, la grossa attenzione sul mobbing mostrata dai media negli ultimi anni sembra aver portato anche ad una confusione nella valutazione del fenomeno: serie di procedure – dal questionario basato sull’analisi differenziale, ai colloqui con l’assistente sociale e con lo psichiatra – per giungere ad una valutazione psico-diagnostica che non solo eviti l’uso improprio del termine ‘mobbing’ ma consenta anche di scoprire i nessi di causalità tra sofferenza psichica e situazione lavorativa. Si possono scoprire anche casi di persone che hanno patologie mentali che non sono determinate ma solo attivate dal mobbing”.Blasi cita ad esempio il caso del dipendente dell’Anas di Agrigento qualche tempo fa apparso nelle cronache nazionali perché colpevole di aver assassinato il suo capo ufficio, spiegando che potrebbe trattarsi di una patologia psichiatrica latente esplosa in omicidio. “Riteniamo sia molto importante costituire un pool di persone che si occupino del fenomeno nella sua globalità, non solo psichiatri, ma anche psicologi, medici del lavoro, sindacalisti e avvocati, che tutelino sia il lavoratore che l’azienda”. E’ fondamentale inoltre coinvolgere la famiglia del paziente colpito per contrastare efficacemente il fenomeno del “doppio mobbing”, ossia il degrado delle relazioni familiari indotte dal mobbing.

 Quanto male c’è nel cuore dell’uomo per voler distruggere una vita!

Quanta bestialità c’è nell’usare  uno strumento di tortura con piacere e fine a se stesso!

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E con grande amarezza che apprendiamo la condanna del Presidente Silvio Berlusconi,l’uomo che ha avuto maggiori imputazioni e condanne da quando è sceso in campo politicamente al solo scopo di risollevare le sorti di un Paese che sta per essere sommerso dalla corruzione totale. Da 20 lunghi anni è stato sottoposto all’assedia-mento mediatico e giudiziario senza tregua. Ogni suo gesto ogni sua parola è stata analizzata, soppesata, modificata, nel tentativo di ridicolizzarlo e screditarlo tra il popolo di ogni nazione. Uomo di grande positività, brillante nelle idee propositivo e grande rilanciatore  della politica della libertà, che non è anarchia, bensì vera crescita di responsabilità individuale, affinché l’uomo non debba essere oppresso dalle angherie di uno  stato che anziché Padre, si è fatto Padrone , per divenire egli stesso un membro -figlio dello stato cooperando per il benessere sociale e personale. Questa condanna non potrà mai essere considerata un atto di giustizia compiuta, bensì la misera sconfitta di un intero Paese che ha attivato la cultura dell’odio verso chi si discosta dai vecchi schemi di democrazia, coinvolgendo anche la giustizia, che si sa è fatta dagli uomini. I veri colpevoli sono tutti quegli uomini che si sono resi complici del pregiudizio, alimentando con la menzogna,l’invidia e l’odio verso il nostro amato Presidente, che crediamo innocente oltre ogni condanna ricevuta. Nessuno potrà mai pensare che un uomo di un così grande spessore di umanità e capacità governative, si possa essere macchiato di un reato impossibile per lui, come quello dell’evasione fiscale; per questo chiediamo che nonostante la sentenza emessa, il Presidente Silvio Berlusconi possa essere il solo ed unico leader del partito di Forza Italia .                                                                           Caro Presidente siamo con te e non sarai mai solo a combattere per la verità!

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