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Archive for novembre 2013

 

ImmagineE stata messa in evidenza anche la situazione di ” mobbing  ” come gioco.Il mobbing può essere attivato da un semplice divertimento sadico dovuto a noia, invidia , gelosia nei confronti di un lavoratore verso cui si realizzano azioni persecutorie. il/la mobber spesso si trova in situazione di intoccabilità, ha poco lavoro da svolgere, gode della simpatia generale, ed impiega tutto il suo tempo a sviluppare strategie persecutorie da cui trarrà un piacevole stato di euforia e gratificazione. Inutile dire che chi compie tali aberrazioni a discapito di qualcuno è affetto da una patologia di natura psichiatrica, una sorta di pazzia lucida, difficile da individuare a occhio nudo.

Il mobbing strategico può portare la vittima a sentirsi come paralizzata e senza alcuna possibilità di difesa , poiché il/la mobber è un nemico estremamente pericoloso e più grande di lei. Questa forma di mobbing porta il lavoratore a subire uno stato di allerta continua; lo stress subito è assoluto poiché si è impotenti e costretti a subire vessazioni,oltraggi,umiliazioni aggravati dalla preoccupazione estenuante di perdere il posto di lavoro. Molte sono le ripercussioni sulla vita lavorativa e sociale della vittima, oltre alla patologia che può diventare irreversibile per il protrarsi del tempo di esposizione a tali torture. Per contrastare tali aberrazioni umane serve la collaborazione di tutti coloro che vedono, sentono ma tacciono. INIZIAMO A DIRE BASTA ASCOLTANDO LA PROPRIA COSCIENZA!!!

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Egr….. mi consenta la prego, la possibilità di uno sfogo, con la speranza che non rimanga tale,ne fine a se stesso, dopo che avrò portato le mie ragioni e i miei sentimenti alla Sua attenzione.

Ho potuto constatare come il Suo comportamento si sia rivelato pregiudizievole,nonché discriminatorio verso di me. Molte sono state le situazioni che ho sottoposto alla Sua attenzione , richiamandola ad una presa di posizione da “super partes”, onde ristabilire un certo ordine di giustizia ed equità ,ma nonostante i miei molteplici appelli, fiduciosi ed accorati, sono rimasta da sola, defraudata di ogni diritto di difesa perché inascoltata.

Forse Lei non sa che da anni vivo come fossi in trincea a combattere una guerra che di mio ha solo la difesa: continua, costante, estenuante, rinfocolata ogni giorno da chi vuole sobillare e rendere sagace questa estenuante battaglia che ha prodotto una sola vittima, e questa sono io.

Una vittima del male che si è insinuato dentro il nostro vivere quotidiano per attivare l’azione punitiva. Approvata da tutti i membri del contesto lavorativo, portata avanti instancabilmente ora dall’uno,ora dall’altro,mi sono ritrovata sola contro tutti.
Questa sensazione terribile mi ha portato a vivere la disperazione,e badi bene che non conoscevo questo sentimento prima che ne fossi stata costretta dalle tante angherie sopportate.
La perdita della fiducia negli altri, la perdita dell’autostima , la perdita della speranza per una non facile risoluzione al problema, mi hanno spinta ad accettare di assumere farmaci, per lenire questo dolore che  ha dell’incredibile se si pensa che viene inflitto da colleghi di lavoro, da persone che si definiscono umane solo perché con la loro scelta professionale hanno accettato di curare e mitigare il dolore nelle sue svariate forme.Incredibile che  proprio loro siano diventati gli antagonisti dei loro stessi ideali,mettendo in pratica ciò che dovrebbe essere bandito a prescindere: il male.
Sono sempre loro che hanno deciso di giudicare la mia vita e ogni mia azione, ciò che dovevo o che non dovevo o avrei dovuto fare, minacciandomi e insultandomi davanti alla mia resistenza,poi, come se non bastasse tutto il male prodotto hanno distrutto, la mia immagine, la mia credibilità, la mia professionalità, la mia vita, nel nome della rivendicazione per una presunta offesa ricevuta di cui non ne conosco la natura, tanto che sto pagando ancora ciò che non mi è dato di sapere!

Anche Lei, però si è lasciato condizionare dai tanti aneddoti che hanno imbastito su di me; menzogne che non ho mai potuto contestare in un leale confronto, che avrebbe dovuto esserci tuttavia per un equo giudizio. Ho potuto intuire da tutto ciò, che sono stata e sono ancora una persona scomoda e questo mio dare fastidio ha una radice, la mia condotta, sempre corretta e trasparente, intransigente nell’onestà e severa anche con me stessa. Per questa mia caratteristica, sono stata definita “pazza”, tanto per contrastare chi avesse voluto guardare con altri occhi il mio comportamento che, in altri ambiti sarebbe stato definito più che corretto, integerrimo.

Condannata, senza appello, all’isolamento perpetuo, ancora oggi, sono oggetto di sarcasmo e battutine da parte del personale in servizio, il quale non si limita a deridermi  di tanto in tanto, bensì quotidianamente ad ogni occasione, tantè  che vengo sottoposta al loro costante controllo, nulla sfugge a chi mi perseguita. Contano i miei respiri, i miei passi,le mie parole, poi, riportano tutto alla loro mandante, una donna, che a sua volta utilizza le informazioni ricevute per costruirmi addosso in modo menzognero, delle vere e proprie accuse finalizzate a nuocermi e ad annientarmi fisicamente, moralmente, psicologicamente.

Quanto male mi viene somministrato ogni giorno con la complicità dell’odio che a sua volta viene alimentato dal desiderio di vendetta, il quale, paradossalmente, le rende capaci di restare unite grazie al fine che si sono prefisse: il mio annientamento.

Ma alla fine il male perde sempre mentre il bene come la verità sono gli unici a sopravvivere, per questo io continuo a sorridere nonostante ogni giorno mi vogliano impedire di farlo.

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