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Archive for the ‘Semi di Contemplazione’ Category

Il bacio mistico, in un subito unisce l’anima a Dio solo;

ed ella resta in tale pace, che ben le è noto di aver

avuto il bacio di pace. In quel mentre Dio le

dà questa bella  consapevolezza, le fà intendere che di già le

ha fatto questo dono;

ed allora l’anima si sente del tutto attratta,

per via dell’amore che le è stato infuso,

nel suo Dio tutto amoroso.

Solo adesso comprendo che le consolazioni

dell’anima altro non sono che che un bacio di Dio.

O bacio d’amore ! O bacio di vita! Così ti chiamo,

perchè dai nuova forza e nuovo vigore all’anima mia.

……quando Dio dà di questi baci, viene penetrato il nostro cuore,

e tutte le potenze , cuore, anima , sensi, sentimenti, partecipano

al Divino Amore. Questo amore con il bacio mistico si svela

e unisce in un abbraccio tutta la nostra natura, umana e spirituale,

e mentre la sua potenza la porta verso fuori di se,

si sente compenetrata interiormente dal Divino,

per essere unita più intimamente.

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Spesso gli uomini che sono schiavi dei loro desideri sono chiamati comandanti.

Tuttavia noi in che modo possiamo chiamare comandante quello che

non può comandare il suo animo e il suo corpo?

Trattenga per primo i desideri, disprezzi le volontà, trattenga l’ira,

costringa l’avarizia, cacci gli altri danni dell’animo.

Allora inizi a comandare agli altri, quando lui stesso cesserà

di obbedire agli assai malvagi signori, al disprezzo e alla turpitudine.

Finchè infatti obbedirà a quelli

non lo chiameremo comandante e neanche uomo!

[Cicerone]

Secondo alcuni, il male è uno strumento per promuovere l’evoluzione umana.

Se il dolore è un viatico dell’esistenza, un mezzo per l’introspezione,

la conoscenza, persino il miglioramento di sé, la sua sovrabbondanza a

nulla conduce, se non alla pazzia.

Est modus in rebus: esiste una misura per tutte le cose.

Eppure taluni non esitano a vedere il male ipertrofico ed assurdo

come una sfida: vediamo per quanto resisti alle sevizie.

Vediamo come va a finire: somma incongruenza per chi dovrebbe

conoscere, se non il fine, almeno la fine.

Avremo l’umiltà di ammettere che il male eccessivo

non trova né giustificazione né motivazione?


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La santità è il dono che Dio fà ai suoi figli, ma è l’uomo che deve accoglierla.

Certamente questo Papa è stato vicino alla gente distribuendo

carezze, affetto, sorrisi,

ha accolto la sofferenza come la sua fedele compagna di viaggio,

e fino alla morte ha esercitato eroicamente il suo pontificato.

La sua Beatificazione è giusta perchè è stato un grande Papa,

ma la pubblicità e il frastuono intorno a questo evento è eccessivo.

Il cristiano è colui che deve diventare Santo, senza se.. e senza ma..,

il Salmo  92 recita :

“la santità si addice alla tua casa per la durata dei  giorni Signore”

nessuno può avvicinarsi alla Maestà di Dio se non è santificato.

Un Papa è già Santo, nel momento in cui accoglie il mandato

quale Pastore della Chiesa, guidando il  gregge di Dio

e la sua vita deve essere necessariamente  vissuta nell’imitazione

del Vangelo, altrimenti vano è il mandato di Cristo.

Il Papa già in vita viene chiamato Santità, quindi tutto

questo stupore e questo clamore sono impropri

specialmente se vengono confermate, come in questo caso,

le virtù eroiche vissute dal Pontefice,

indispensabili e  necessarie per la santificazione di ognuno,

figurarsi per il Pastore della Chiesa di Roma.

Oggi Giovanni Paolo II sarà proclamato Beato, ma lo era anche quando

stava con noi, con l’unica differenza che vivendo la  fedeltà sino alla fine

si è confermato nella Santità per aver portato a compimento il disegno di Dio.

Dominus Vobiscum




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Signore, fra poco caleranno il tuo corpo straziato dalla Croce

per porlo dentro un sepolcro.

Sono poche persone caritatevoli a compiere questo gesto di umanità e di pietà,

le stesse che hanno assistito  alla tua lenta agonia, che ti hanno visto morire,

che credono non ci sia altro da fare.

Eppure quelle persone che ti conducono via e ti depongono nel sepolcro,

come un seme che viene nascosto nella terra, sono le stesse che tra pochi

giorni saranno testimoni della tua Risurrezione.

Si, Signore, tutto deve ancora cominciare!

Come il seme deposto nella terra muore per dare vita al frutto,

anche tu doni agli uomini i frutti della tua Pasqua;

morendo hai distrutto i nostri peccati,

risorgendo hai distrutto per sempre la morte.

Meditare il mistero della tua Passione senza tenere conto della Risurrezione

può apparire riduttivo, può renderci privi di speranza;

invece tu ci inviti apensare che dopo la morte c’è la Risurrezione,

dopo ogni sofferenza c’è la gioia, dopo il pianto la consolazione.

Grazie Signore per l’Amore che ci hai dato!



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Dio restituisce pari dignità alla donna.

La donna capace di amare profondamente accoglie  l’annuncio

di Dio nella propria vita e lo custodisce con  cura.

Alcune donne di Gerusalemme accorsero a vedere e scorgendo la triste 

scena piansero. Gesù le guardò e le confortò. Una di loro mossa a compassione

si tolse il velo e con inaudito coraggio si avvicinò a Gesù per asciugargli 

il volto coperto di sudore e sangue.

Agonia e morte di Gesù.

C’erano anche la molte donne  che stavano ad osservare

da lontano, esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.

Tra costoro Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe 

e la madre dei figli di Zebedeo.

Ecco tua Madre

Stavano presso la croce  di Gesù sua Madre, la sorella di sua madre, 

Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù  allora vedendo la Madre

li accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: 

” Donna ecco il tuo figlio”- poi disse al discepolo : “ecco la tua madre”.

« Gesù si pose in forte rottura con le usanze palestinesi dell’epoca: la legge ebraica, nell’interpretazione dei farisei, dava ben poco spazio alle donne» osserva Remo Cacitti, docente di storia del cristianesimo antico all’Università di Milano. «Si pensi alle norme sulla purezza, che impedivano qualsiasi contatto durante il ciclo mestruale. Le donne non mangiavano con gli uomini. Non partecipavano alle discussioni in pubblico, non potevano uscire, se non per lavorare nei campi o per prendere l’acqua; dovevano portare il velo. Non potevano testimoniare ai processi e potevano essere ripudiate anche per futili motivi».

Gesù proponeva, invece del digiuno, un pasto comunitario (che poi diventerà la santa messa), e tra i discepoli le donne dividevano la mensa con gli uomini. Erano, insomma, diventate soggetti del rito religioso, non più vissuto per concessione dell’uomo o attraverso di lui. «Fra i discepoli» conferma Cacitti «vi erano anche molte donne (Maria di Magdala, cioè la Maddalena, Giovanna, moglie di Cusa, Susanna e tante altre, citate per esempio nel Vangelo di Luca 8,2-3). Fatto davvero importante, quasi tutti i Vangeli canonici concordano nel dire che, una volta risorto, Gesù apparve per primo alle discepole». In due ricostruzioni apparve a Maria di Magdala (Marco 16,9 e Giovanni 20,14-18) e in un’altra (Matteo 28,9) anche a Maria di Cleofa.

 «Sono le donne che avvertono i discepoli maschi del grande evento: sono loro insomma le prime inviate di Gesù per l’annuncio della sua resurrezione»  L’analisi dei Vangeli consente di scoprire, attraverso le concordanze fra i diversi autori, i punti di rottura con la tradizione patriarcale dovuta all’emancipazione femminile sostenuta da Gesù. 


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Noi siamo fatti di luce, noi siamo luce. Questo è ciò che afferma Gesù.

La vita comincia col processo di formazione delle stelle.

Noi siamo fatti di polvere di stelle.

Ogni atomo di ogni elemento presente nel nostro corpo,

eccezion fatta per l’idrogeno,

è stato prodotto all’interno delle stelle,   disseminato poi nell’universo

per mezzo di grandi esplosioni stellari,  è stato infine riciclato

per diventare parte di noi stessi.»

Abbiamo bisogno di vivere nella luce e con la luce per realizzare

la nostra esistenza di creature . La luce è vita! Dio è luce e quindi è vita.

Abbiamo la vita in noi, ma la vita deve essere vissuta in Dio.

Il sale della terra è ciò che dà sapore alla vita quotidiana.

Gesù indica quale deve essere la ragione del nostro vivere: essere sale.

Al tempo di Gesù, con il caldo che faceva, la gente e gli animali avevano

bisogno di mangiare molto sale.  Questo veniva consegnato in grandi blocchi

dai fornitori e questi blocchi si mettevano nella piazza per

poi essere consumati dalla gente,

mentre il sale che rimaneva cadeva a terra ,

non serviva a nulla ed era calpestato da tutti.

Senza il sale non si poteva vivere,

ma ciò che rimaneva del sale non serviva a nulla.

Gesù evoca questa usanza per indicare ai discepoli la missione da compiere.

Essere luce ed essere sale.

Non si tratta di un semplice invito, o di una esortazione,

e’ una rivelazione, o, potremo dire, la costatazione di una identità.

Coloro che si sono “accostati a Lui” e sono divenuti discepoli del Regno,

si sono posti nella condizione di essere sale e luce perché:

“la vita animata dallo spirito di Dio diventa trasparenza e riflesso del Suo regno”.

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Dal Libro di Giobbe  cap.27

Giobbe continuò a dire:

“Per la vita di Dio che mi ha privato del mio diritto,

per l’Onnipotente che mi ha amareggiato l’animo,

finché ci sarà in me un soffio di vita,

e l’alito di Dio nelle mie narici,

mai le mie labbra diranno falsità

e la mia lingua mai pronunzierà menzogna.

Lungi da me che io mai vi dia ragione;

fino alla morte non rinunzierò alla mia integrità.

Mi terrò saldo nella mia giustizia senza cedere,

la mia coscienza non mi rimprovera nessuno dei miei giorni.

Sia trattato come reo il mio nemico e

il mio avversario come un ingiusto.

Che cosa infatti può sperare l’empio quando finirà,

quando Dio gli toglierà la vita?

Ascolterà forse Dio il suo grido quando

la sventura piomberà su di lui?

Ecco voi tutti lo vedete;

perché dunque vi perdete in cose vane?

Questa è la sorte che Dio riserva al malvagio

è la porzione che i violenti ricevono dall’Onnipotente.

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