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Archive for the ‘storia di mobbing’ Category

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Egr….. mi consenta la prego, la possibilità di uno sfogo, con la speranza che non rimanga tale,ne fine a se stesso, dopo che avrò portato le mie ragioni e i miei sentimenti alla Sua attenzione.

Ho potuto constatare come il Suo comportamento si sia rivelato pregiudizievole,nonché discriminatorio verso di me. Molte sono state le situazioni che ho sottoposto alla Sua attenzione , richiamandola ad una presa di posizione da “super partes”, onde ristabilire un certo ordine di giustizia ed equità ,ma nonostante i miei molteplici appelli, fiduciosi ed accorati, sono rimasta da sola, defraudata di ogni diritto di difesa perché inascoltata.

Forse Lei non sa che da anni vivo come fossi in trincea a combattere una guerra che di mio ha solo la difesa: continua, costante, estenuante, rinfocolata ogni giorno da chi vuole sobillare e rendere sagace questa estenuante battaglia che ha prodotto una sola vittima, e questa sono io.

Una vittima del male che si è insinuato dentro il nostro vivere quotidiano per attivare l’azione punitiva. Approvata da tutti i membri del contesto lavorativo, portata avanti instancabilmente ora dall’uno,ora dall’altro,mi sono ritrovata sola contro tutti.
Questa sensazione terribile mi ha portato a vivere la disperazione,e badi bene che non conoscevo questo sentimento prima che ne fossi stata costretta dalle tante angherie sopportate.
La perdita della fiducia negli altri, la perdita dell’autostima , la perdita della speranza per una non facile risoluzione al problema, mi hanno spinta ad accettare di assumere farmaci, per lenire questo dolore che  ha dell’incredibile se si pensa che viene inflitto da colleghi di lavoro, da persone che si definiscono umane solo perché con la loro scelta professionale hanno accettato di curare e mitigare il dolore nelle sue svariate forme.Incredibile che  proprio loro siano diventati gli antagonisti dei loro stessi ideali,mettendo in pratica ciò che dovrebbe essere bandito a prescindere: il male.
Sono sempre loro che hanno deciso di giudicare la mia vita e ogni mia azione, ciò che dovevo o che non dovevo o avrei dovuto fare, minacciandomi e insultandomi davanti alla mia resistenza,poi, come se non bastasse tutto il male prodotto hanno distrutto, la mia immagine, la mia credibilità, la mia professionalità, la mia vita, nel nome della rivendicazione per una presunta offesa ricevuta di cui non ne conosco la natura, tanto che sto pagando ancora ciò che non mi è dato di sapere!

Anche Lei, però si è lasciato condizionare dai tanti aneddoti che hanno imbastito su di me; menzogne che non ho mai potuto contestare in un leale confronto, che avrebbe dovuto esserci tuttavia per un equo giudizio. Ho potuto intuire da tutto ciò, che sono stata e sono ancora una persona scomoda e questo mio dare fastidio ha una radice, la mia condotta, sempre corretta e trasparente, intransigente nell’onestà e severa anche con me stessa. Per questa mia caratteristica, sono stata definita “pazza”, tanto per contrastare chi avesse voluto guardare con altri occhi il mio comportamento che, in altri ambiti sarebbe stato definito più che corretto, integerrimo.

Condannata, senza appello, all’isolamento perpetuo, ancora oggi, sono oggetto di sarcasmo e battutine da parte del personale in servizio, il quale non si limita a deridermi  di tanto in tanto, bensì quotidianamente ad ogni occasione, tantè  che vengo sottoposta al loro costante controllo, nulla sfugge a chi mi perseguita. Contano i miei respiri, i miei passi,le mie parole, poi, riportano tutto alla loro mandante, una donna, che a sua volta utilizza le informazioni ricevute per costruirmi addosso in modo menzognero, delle vere e proprie accuse finalizzate a nuocermi e ad annientarmi fisicamente, moralmente, psicologicamente.

Quanto male mi viene somministrato ogni giorno con la complicità dell’odio che a sua volta viene alimentato dal desiderio di vendetta, il quale, paradossalmente, le rende capaci di restare unite grazie al fine che si sono prefisse: il mio annientamento.

Ma alla fine il male perde sempre mentre il bene come la verità sono gli unici a sopravvivere, per questo io continuo a sorridere nonostante ogni giorno mi vogliano impedire di farlo.

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Esistono luoghi di rivoluzione in posti più impensati: luoghi dove la guerra miete vittime godendo dell’immunità per mancanza di leggi ,uccidendo persone di grandi capacità e qualità con un’arma potentissima che colpisce la psiche umana e avvelena l’anima.Questi luoghi sono i comuni luoghi di lavoro , novelli “lager” per molti lavoratori, costretti dai loro capi e colleghi a rinunciare alla loro professionalità nel silenzio e nella umiliazione continua, giorno dopo giorno, ora dopo ora, in attesa che la verità e la giustizia vengano ristabilite da un sistema che non sempre dà tutela a chi subisce, bensì immunità a chi lede i diritti umani. Ciò detto, questa folle attesa logorante è l’unica speranza per tenere viva una piccola parte di se stessi, in questo scontro tra titani ,pur sapendo che mai nessuno potrà dare il giusto risarcimento alle ferite e alle menomazioni per la violenza subita dai suoi simili. La guerra in tutti i suoi volti, più o meno sfigurati, ha un unico nome”INFAMIA”. in essa troviamo tutte le aberrazioni dell’uomo che in ogni tempo continua ad essere radicalmente impastato con il male. In questi luoghi normali, dove non vi sono armi visibili, dove il perbenismo sociale scimmiotta il principio fondamentale della sociologia, vi regna invece l’inumanità.Questa gente perbene che parla di pace, attacca bandiere alla finestra, o fazzoletti bianchi per contestare i conflitti, è capace di  lacerare , sbrindellare, cancellare attimi di vita  progettando e gareggiando nel gioco della guerra. Questa gente è OMICIDA, perché chi uccide una vita, uccide l’universo racchiuso in ogni uomo. In ogni ambito del mondo, dove si consumi la guerra vi è il dolore e il dolore si espande perché cerca chi lo possa guardare senza indifferenza.

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caro…X
Ripercorrevo, giusto ieri, l’intero ultimo rapporto di lavoro sul mobbing e, con amara e sorprendente obiettività, non ho potuto evitare di classificarlo il peggiore tra tutti per le esperienze relazionali e l’amalgama di labili intelligenze.
Da qualche tempo mi interesso al mobbing. Un termine che non vuole proprio trovare attenzione in questo paese. Un fenomeno così diffuso e così ben radicato nelle aziende pubbliche e private che è divenuto stile comportamentale e devianza deontologica.
Sono inserita in un gruppo di Persone che si prefiggono, inconsapevoli, di sostenere le vittime prima che il rapporto d lavoro si concluda. Una sinergia di esperienze e documentazione che intimidisce molti ruspanti professionisti.
Ho pensato di non telefonarti, la lettura di un pensiero lascia molto più spazio alla riflessione. Così ti ho scritto, per come nell’animo ho sentito di fare e per l’affetto sincero che mi lega a te.
Per questo aggiungo, senza esitazioni: non oscurarti, non assecondare il malessere devastante, non compiacere il ricatto, non lenire la pena ed il disagio con la presunzione di riscatto. La dignità non può essere confiscata dai miserabili, non si può abdicare ai valori nei quali fortemente si è creduto neppure quando sul palcoscenico della nostra esistenza la scena sembra non avere altra storia!
Non si può soccombere, non ci si può rassegnare, non si può rinunciare!

“Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare”. (Albert Einstein)

Un abbraccio fraterno
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Imagemessaggio urgente dai cittadini offesi, ai nostri portavoce alla Camera dei Deputati e Senato del Governo dell’intesa PDL e PD, impegnati sulle Proposta di Legge – C436 -S.765 e S.362

Ce lo chiede il Paese, ce lo chiede l’Europa, e ce lo chiedono le tante associazioni e le centinaia di migliaia di cittadini che ogni giorno devono affrontare le ingiustizie, le angherie, le violenze e persecuzioni psicologiche nell’ambito dell’attività lavorativa  , che per talune proprie caratteristiche personali vengono discriminate e odiate fino ad essere spinte al suicidio.

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I dirigenti pubblici e privati che non sostengono in questo le  risorse umane a loro affidate , devono essere licenziati perché significa che non hanno a cuore il miglioramento del nostro Paese.

È compito del Parlamento porsi al fianco di chi subisce aggressioni, maltrattamenti e discriminazioni, come sancito dalla nostra Carta Costituzionale. Questo dilagante fenomeno,è un crimine e oggi ha sconfinato ogni limite di umana sopportazione.

E’ una vera e propria tortura che il datore di lavoro avalla arbitrariamente e nella più totale disinvoltura procurando e permettendo, attraverso azioni di VIOLENZA PSICO – FISICO- MORALE – PROFESSIONALE , risvolti nocivi per la mancata tutela della salute.

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La vita delle persone che subiscono molestie morali e violenze psicologiche, umiliazione verbale e discriminazione nell’attività lavorativa porta a conseguenze rilevanti non solo in ambito lavorativo, ma anche al di fuori dello stesso, in ambito sociale e relazionale e và severamente PUNITO !!!!

 

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Image  Volevo ringraziare tutti coloro che mi hanno pensato durante le vacanze estive, facendomi telefonate anonime. Il telefono squillava e dall’altra parte non rispondeva nessuno, questo per cinque ma anche sei volte al giorno, ogni giorno. Negli ultimi anni mi sono chiesta  spesso come possano non stancarsi coloro che operano continuamente il male, sempre tesi a voler rendere amara e difficile la vita degli altri. E che senso ha fare il male? Personalmente ho scelto di seguire il bene e quindi mi rimane difficile pensare che il male possa rendere felici, tuttavia coloro che appartengono ” al maligno” si sentono gratificati e realizzati nel procurare fastidi al prossimo. Nonostante tutto però sono diventata ancora più forte nella pazienza e nel perdono, quindi ancora una volta devo ringraziare coloro che con tanta perseveranza continuano ad alimentare il loro odio e rancore verso di me. L’amore è ciò che resta per l’eternità, il fine ultimo alla realizzazione dell’uomo, tutto il resto scomparirà e sarà bruciato nel fuoco divorante dell’inferno! Meditate amici, meditate finchè siete ancora in tempo!

Image  FAI PACE CON TE STESSO!!!

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DOLCE FAR NIENTE

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Sembra di  essere comodamente rilassati, nel dolce far niente in un ambiente apparentemente tranquillo ed innocuo, mentre invece è una gabbia che ti inghiotte e ti uccide giorno dopo giorno. Questo è il clima di chi viene torturato con la dinamica del mobbing. Sembriamo degli incapaci, inetti ed asociali, mentre invece siamo svuotati di ogni mansione, perché noi non esistiamo! Cosa volete ottenere con questo orrendo atteggiamento persecutorio? Fatemi capire perché in una società sviluppata come la nostra ci deve essere discriminazione ed un clima di guerra continua, all’interno dei luoghi di lavoro?  Non vi basta vedere i tanti focolai di guerra che sono accesi nel mondo? Cercate la pace, la giustizia e l’amore, solo questo vi potrà rendere felici!

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LE FERITE INTERIORI

ImageLA TORTURA PSICOLOGICA DEL MOBBING

Una cappa di silenzio è calata sulla tematica del mobbing: è da tempo, ormai,  che tutto tace.  Qualche anno fa pareva che, finalmente, i riflettori dei mass-media si stessero accendendo su questo fenomeno criminale: qualche trasmissione televisiva, ogni tanto, ne parlava, nelle sale cinematografiche usciva il film della Comencini. Mi piace lavorare (mobbing), su internet erano nati diversi siti che raccoglievano testimonianze di vittime, diffondendo, al contempo, gli sviluppi legislativi sull’argomento. Improvvisamente questi siti o  sono  stati oscurati o non sono stati più aggiornati, lasciando nella più assoluta mancanza di informazioni le numerose vittime di mobbing .assetate. di giustizia. Ultimamente la tematica si sta riproponendo su face-book senza aggiungere, tuttavia, nulla a ciò che i conoscitori del fenomeno già sapevano. Sete di giustizia è l’espressione più appropriata per esprimere lo stato d’animo di chi è vittima di questo crimine, poiché quando si parla di mobbing, si discute di tortura psicologica con pesanti conseguenze sull’esistenza di un individuo. Umiliazioni e con varie altre forme subdole di prevaricazione prolungate nel tempo. Si cerca di ottenere lo stesso risultato di un assassinio, in maniera più .pulita. e gli  assassini ritengono di non potere essere etichettati come tali, solo perché non hanno lasciato tracce di sangue sull’aggredito. Le ferite inferte, tramite la tortura subita, sono ben celate all’interno della persona!!! Qualunque forma di tortura è una violazione dei diritti umani vietata dalle leggi, ma non impedita. Si tortura per estorcere confessioni, punire reati o presunti colpevoli di reati, imporre disciplina o supremazia psicologica, seminare il terrore. La tortura è, dal punto di vista chi la usa, un metodo estremamente efficace: anche quando non uccide, incute paura e annichilisce. Il suo obiettivo ultimo non è la morte della vittima ma il suo annientamento come essere umano,  l’annullamento della sua personalità, dignità, individualità. Non a caso, le conseguenze psicologiche e sociali della tortura sono ben più profonde e difficili da cancellare di quelle fisiche. La tortura, sia fisica che psicologica, esiste perché fa parte di un vero e proprio .sistema., fatto di azioni (l’ordine tacito o esplicito di torturare, la  formazione. del torturatore, l’atto della tortura) e di omissioni (la negazione delle responsabilità, le mancate indagini, l’assenza di punizioni) e reso possibile da una parola-chiave: impunità, ovvero quel meccanismo per cui i responsabili della tortura non vengono puniti e le vittime della tortura non ottengono giustizia. Quando si parla di tortura si pensa in genere a quella fisica e riesce difficile capire la tortura psicologica.  Chi ha letto il libro .Se questo è un uomo di Primo Levi, trova un eccellente descrizione del tipo di ferite interiori. inferte a chi è sottoposto a questo tipo di tortura, che presuppone, in chi la attua,  il mancato riconoscimento dell’altrui dignità di essere umano e scrivo questo con la consapevolezza che tale concetto potrà essere compreso solo da chi ha vissuto le stesse sensazioni, sia pure in altri contesti. A torture psicologiche sono stati sottoposti gli ebrei, i negri, i dissidenti nei regimi dittatoriali e tutti quegli individui che vengono discriminati dalla classe di potere dominante o dal gruppo sociale di appartenenza. A tortura psicologica (mobbing) sono sottoposti i dipendenti .scomodi. nelle aziende, tramite un massacro quotidiano perpetrato sotto gli occhi dei colleghi, che vedono e tacciono per connivenza o per vigliaccheria. Chi tace, si rende complice col suo silenzio, al perpetuarsi di questo crimine, ritenendo erroneamente. di non poter  diventarne vittima lui stesso o i propri figli!!! Quando verrà rotto il muro di silenzio con cui si nasconde il crimine del mobbing? E chi sentirà il dovere morale di fare qualcosa? 

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