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ImmagineScalare una montagna non è impresa da poco, ma se ci pensiamo bene anche andare in paradiso non è un opera da meno perché comporta tanta fatica ma sopratutto una grande sfida con noi stessi. Nella selezione degli scalatori molti sono i candidati, ma solamente un numero esiguo di 12 o al massimo 14 di essi potranno essere scelti per la sfida alla vetta. La cernita  avviene sempre tra i migliori professionisti, coloro che hanno messo tutte le loro forze al servizio di questo sport estremo, pur sapendo della grande difficoltà nonché la pericolosità dell’impresa. La passione dunque, guida alcuni uomini a solcare le vette più alte del mondo, ma è una sfida troppo ambita quella che permette a pochi eroi di guardare faccia a faccia Dio. Molti cercano Dio, altri il successo, ma durante la scalata sono tutti in sintonia con l’Assoluto perché in quella dimensione sono in comunione gli uni con gli altri e quindi con Dio. I 12 alpinisti hanno avuto il coraggio di partire per una missione difficilissima , ma hanno potuto farlo in virtù di un intero popolo che li ha aiutati foraggiandoli materialmente e moralmente. Di quei 12, solamente 2 sono riusciti a raggiungere la cima di quella montagna impossibile, ma la vittoria spetta a tutti, perché è nella cordata che essi hanno tratto la forza necessaria per arrivare in alto. C’era sempre chi andava a preparare il campo successivo all’ascensione e piantava la tenda per la notte, mentre il viaggio continuava . Un po come la nostra vita spirituale, fatta di tante persone che pregano e che sono la chiesa orante pronta al sacrificio , ma che solamente i più forti potranno diventare eroi attivamente, perché  sorretti dalla cordata dei loro compagni di viaggio, un viaggio che ha come impegno la vittoria, perché l’uomo sa e può essere un vincente quando vuole; ma anche questa impresa di successo ,sarà il frutto della partecipazione collettiva. Questa è la vera vittoria, saper riconoscere di aver vinto perché l’ altro ha sorretto il mio cammino. Nessuno muore ne vive per se stesso! Tutti siamo nel tutto e siamo la stessa cosa.

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1935829-l-39-equilibrio-tra-il-bene-e-il-male Solo chi ha come universo una scatola si sente superiore di qualcuno o qualcun’altro.

E’ ovvio che non esiste causa senza effetto, né
effetto senza causa. Qualsiasi atto della nostra vita ,positivo o
negativo,ha le sue conseguenze , questa è la regola.

La legge della fisica governa tutto il creato. Ogni causa si trasforma in effetto e ogni effetto si trasforma in causa.Una sorta di legge della compensazione: tutto quello che si fa, si deve pagare,perché non esiste causa senza effetto, ne  effetto senza causa.

Se ci è stata data la libertà, il famoso libero arbitrio e possiamo fare
quello che vogliamo , è però altrettanto chiaro che dobbiamo
rispondere davanti a Dio di tutte le nostre azioni.

La legge dell’Azione e delle Conseguenze di questa, governa il corso della
nostra esistenza perché è in essa che trova fondamento la giustizia.
Noi ci condanniamo o ci assolviamo da soli, perché la nostra coscienza applica il primo grado di giustizia.

Se avremo seminato il male, con il male ci ciberemo, ma non solo come castigo, bensì come riabilitazione per conseguire la salvezza.

Il male fatto deve essere lavato su se stessi, solo così si potrà ottenere la grazia del perdono da Colui che ha riaperto le porte del cielo all’umanità.

Oggi sembra che il male abbia la meglio, perché tante sono le piaghe di dolore che infettano il mondo, ma se noi accettiamo il male come medicina, da questo stesso male noi guariremo. E allora ecco il miracolo:

Dio si fa uomo  e accetta la croce per salvare tutti i suoi figli. Il male è necessario per riportarci sulla via del bene;  mentre il bene è necessario per neutralizzare la potenza del male. Potremmo già vivere il Paradiso se:

pensare

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Il Natale, festa dell’ascolto,festa della gioia,festa dell’amore.Dio ha scelto l’umanità per materializzarsi nell’amore,facendosi Egli stesso umano e partecipando della nostra stessa vita, ha voluto farsi dono a tutti. Gesù che viene per salvarci accetta di entrare nel mondo povero di ogni umana necessità e povero di ogni potere Divino, al solo scopo di realizzare la più grande opera mai compiuta: donare a tutti noi la salvezza mediante la sua incarnazione. Facciamo silenzio interiore per contemplare questo grande mistero e lasciamo che questo bambino ci faccia ammirare l’Eterno che prende vita attraverso l’amore nascosto.

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ImmagineQuando quella mattina sei venuta a trovarmi il mio cuore ha avvertito un impulso d’amore, nonostante non ti avessi riconosciuto. Poi, la tua voce, il tuo accento romano,la tua spassosa ironia, meglio definibile come simpatia, hanno dato le fattezze a colei che da sempre è stata presente nel mio cuore e nella mia preghiera. Ti ho abbracciato e abbiamo pianto insieme, per la nostra amicizia, per le nostre strade, che si sono interrotte ad un certo momento della  vita, per i nostri ricordi, di gioia e di dolore, per le nostre rughe, tante, che ci hanno svelato lo scorrere del tempo inesorabile e l’ incolmabile e inaccessibile vuoto che abbiamo lasciato occupasse lo spazio interpostosi tra me e te. Le nostre mani si sono strette e non cessavano di accarezzarsi mentre lacrime silenziose scendevano sulle nostre guance, poi affamate di sapere di noi, abbiamo preso ad interrogarci ma senza aspettare le altrui risposte. Solo un mese dopo, sei andata via per sempre, un mese esatto, senza lasciarmi il tempo di amarti come avresti meritato, senza dirmi addio, senza una parola di conforto per chi aveva ripreso a sperare in una nuova stagione da vivere. Nicla, cara amica di sempre, ti sei portata via anche una parte della mia vita, quella parte più bella, quella dove la gioventù vibra di speranza e di gioia, quella dove anche la notte buia,lascia intravedere il firmamento stellato, quella parte dove un’amica come te ha lasciato crescere quel magnifico fiore dell’amicizia nell’affetto sincero, mai venuto meno anche  dopo tanti anni nei quali ci eravamo perse di vista.Il cuore era sempre in contatto, oggi lo so bene e ancora di più lo comprendo, Ti ho salutato davanti a Maria, nostra Signora di Valmes, che significa Signora Aiutami, e ho chiesto a Lei di accompagnarti nel luogo della pace e della gioia, promessoci dal Suo Figlio Gesù. So che attraverso Lei potrò ancora sentirti accanto e vederti, mentre le spoglie mortali sbiadiscono e perdono i lineamenti, l’anima si fa ancora più nitida e bella,perché nulla può la morte contro colui che ama.Solo l’AMORE SARA’ IMMORTALE! Per questo io ti voglio bene e te ne vorrò in eterno!

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ImmagineE stata messa in evidenza anche la situazione di ” mobbing  ” come gioco.Il mobbing può essere attivato da un semplice divertimento sadico dovuto a noia, invidia , gelosia nei confronti di un lavoratore verso cui si realizzano azioni persecutorie. il/la mobber spesso si trova in situazione di intoccabilità, ha poco lavoro da svolgere, gode della simpatia generale, ed impiega tutto il suo tempo a sviluppare strategie persecutorie da cui trarrà un piacevole stato di euforia e gratificazione. Inutile dire che chi compie tali aberrazioni a discapito di qualcuno è affetto da una patologia di natura psichiatrica, una sorta di pazzia lucida, difficile da individuare a occhio nudo.

Il mobbing strategico può portare la vittima a sentirsi come paralizzata e senza alcuna possibilità di difesa , poiché il/la mobber è un nemico estremamente pericoloso e più grande di lei. Questa forma di mobbing porta il lavoratore a subire uno stato di allerta continua; lo stress subito è assoluto poiché si è impotenti e costretti a subire vessazioni,oltraggi,umiliazioni aggravati dalla preoccupazione estenuante di perdere il posto di lavoro. Molte sono le ripercussioni sulla vita lavorativa e sociale della vittima, oltre alla patologia che può diventare irreversibile per il protrarsi del tempo di esposizione a tali torture. Per contrastare tali aberrazioni umane serve la collaborazione di tutti coloro che vedono, sentono ma tacciono. INIZIAMO A DIRE BASTA ASCOLTANDO LA PROPRIA COSCIENZA!!!

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Egr….. mi consenta la prego, la possibilità di uno sfogo, con la speranza che non rimanga tale,ne fine a se stesso, dopo che avrò portato le mie ragioni e i miei sentimenti alla Sua attenzione.

Ho potuto constatare come il Suo comportamento si sia rivelato pregiudizievole,nonché discriminatorio verso di me. Molte sono state le situazioni che ho sottoposto alla Sua attenzione , richiamandola ad una presa di posizione da “super partes”, onde ristabilire un certo ordine di giustizia ed equità ,ma nonostante i miei molteplici appelli, fiduciosi ed accorati, sono rimasta da sola, defraudata di ogni diritto di difesa perché inascoltata.

Forse Lei non sa che da anni vivo come fossi in trincea a combattere una guerra che di mio ha solo la difesa: continua, costante, estenuante, rinfocolata ogni giorno da chi vuole sobillare e rendere sagace questa estenuante battaglia che ha prodotto una sola vittima, e questa sono io.

Una vittima del male che si è insinuato dentro il nostro vivere quotidiano per attivare l’azione punitiva. Approvata da tutti i membri del contesto lavorativo, portata avanti instancabilmente ora dall’uno,ora dall’altro,mi sono ritrovata sola contro tutti.
Questa sensazione terribile mi ha portato a vivere la disperazione,e badi bene che non conoscevo questo sentimento prima che ne fossi stata costretta dalle tante angherie sopportate.
La perdita della fiducia negli altri, la perdita dell’autostima , la perdita della speranza per una non facile risoluzione al problema, mi hanno spinta ad accettare di assumere farmaci, per lenire questo dolore che  ha dell’incredibile se si pensa che viene inflitto da colleghi di lavoro, da persone che si definiscono umane solo perché con la loro scelta professionale hanno accettato di curare e mitigare il dolore nelle sue svariate forme.Incredibile che  proprio loro siano diventati gli antagonisti dei loro stessi ideali,mettendo in pratica ciò che dovrebbe essere bandito a prescindere: il male.
Sono sempre loro che hanno deciso di giudicare la mia vita e ogni mia azione, ciò che dovevo o che non dovevo o avrei dovuto fare, minacciandomi e insultandomi davanti alla mia resistenza,poi, come se non bastasse tutto il male prodotto hanno distrutto, la mia immagine, la mia credibilità, la mia professionalità, la mia vita, nel nome della rivendicazione per una presunta offesa ricevuta di cui non ne conosco la natura, tanto che sto pagando ancora ciò che non mi è dato di sapere!

Anche Lei, però si è lasciato condizionare dai tanti aneddoti che hanno imbastito su di me; menzogne che non ho mai potuto contestare in un leale confronto, che avrebbe dovuto esserci tuttavia per un equo giudizio. Ho potuto intuire da tutto ciò, che sono stata e sono ancora una persona scomoda e questo mio dare fastidio ha una radice, la mia condotta, sempre corretta e trasparente, intransigente nell’onestà e severa anche con me stessa. Per questa mia caratteristica, sono stata definita “pazza”, tanto per contrastare chi avesse voluto guardare con altri occhi il mio comportamento che, in altri ambiti sarebbe stato definito più che corretto, integerrimo.

Condannata, senza appello, all’isolamento perpetuo, ancora oggi, sono oggetto di sarcasmo e battutine da parte del personale in servizio, il quale non si limita a deridermi  di tanto in tanto, bensì quotidianamente ad ogni occasione, tantè  che vengo sottoposta al loro costante controllo, nulla sfugge a chi mi perseguita. Contano i miei respiri, i miei passi,le mie parole, poi, riportano tutto alla loro mandante, una donna, che a sua volta utilizza le informazioni ricevute per costruirmi addosso in modo menzognero, delle vere e proprie accuse finalizzate a nuocermi e ad annientarmi fisicamente, moralmente, psicologicamente.

Quanto male mi viene somministrato ogni giorno con la complicità dell’odio che a sua volta viene alimentato dal desiderio di vendetta, il quale, paradossalmente, le rende capaci di restare unite grazie al fine che si sono prefisse: il mio annientamento.

Ma alla fine il male perde sempre mentre il bene come la verità sono gli unici a sopravvivere, per questo io continuo a sorridere nonostante ogni giorno mi vogliano impedire di farlo.

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Due imprenditori la cui genialità e l’acume per il progresso mette in risalto una certa analogia di capacità e intento. Entrambi attenti al benessere dei loro dipendenti  e alla ricostruzione politica ed economica del Paese al solo scopo di creare prosperità sociale, nel rispetto delle norme civiche e morali. Uomini capaci di mettersi contro un intero sistema pur di far primeggiare le loro idee rivoluzionarie in campo industriale. Promotori di cultura e di ideologia innovativa in tema di governo nel promuovere quale obiettivo primario la persona anziché il profitto economico. Entrambi spiati e criticati per quella loro performance che ha contraddistinto ogni loro impresa e rapporto umano. Fatti passare per sognatori e visionari,al fine di contrastare i consensi popolari, sono stati oggetto di derisione ed estromissione dalla loro stessa organizzazione. Traditi da chi era loro più vicino, per invidia e interesse personale ma senza riuscire ad offuscare l’immagine di quella loro caratteristica vena imprenditoriale. Uomini eccezionali che la storia ricorderà come eroi nell’industria del futuro per i quali avremo sempre profonda riconoscenza ed ammirazione.